Mancini torna CT dell’Italia: si riparte dal Belgio il 25 settembre

Verificato da Matteo Costa
Riepilogo

Roberto Mancini guida di nuovo l'Italia: debutto il 25 settembre 2026 contro il Belgio a Roma. Modulo, giovani e il ruolo di Baldini nel nuovo corso azzurro.

10 min di lettura

Roberto Mancini è tornato sulla panchina della Nazionale italiana per un secondo mandato, e la squadra Azzurra scenderà in campo giovedì 25 settembre 2026 alle 20:45 contro il Belgio allo Stadio Olimpico di Roma, nella prima partita della nuova fase di UEFA Nations League. È la gara che apre ufficialmente il tentativo di ricostruzione dell’Italia dopo un ciclo turbolento che il calcio italiano non aveva mai vissuto in epoca recente: cinque commissari tecnici in cinque anni — Mancini, Luciano Spalletti, Gennaro Gattuso, Silvio Baldini e di nuovo Mancini — e un’assenza dai Mondiali che dura ormai da dodici anni.

Il ritorno di Mancini, già definito da più parti un “Mancini-bis”, arriva mentre l’Italia si trova al 15° posto nel ranking FIFA, una posizione che fotografa con chiarezza la crisi tecnica e di risultati attraversata dalla Nazionale negli ultimi anni. Il tecnico jesino, che aveva guidato l’Italia al trionfo dell’Europeo 2021, riprende in mano una squadra profondamente diversa da quella lasciata nel 2023, e lo fa scegliendo di ripartire da un blocco di giovani cresciuti nel frattempo nei club di Serie A e nelle big europee.

Le cinque partite che aprono il nuovo ciclo azzurro

Il calendario del nuovo corso Mancini prevede quattro impegni ravvicinati tra fine settembre e inizio ottobre. Dopo il Belgio in casa il 25 settembre, l’Italia vola in Turchia per la sfida di Bursa contro i padroni di casa, in programma il 28 settembre alle 20:45. Il tour de force prosegue il 2 ottobre a Parigi contro la Francia, per poi chiudersi il 5 ottobre a Bologna con il ritorno contro la Turchia. Quattro partite in undici giorni che serviranno a Mancini per farsi un’idea concreta del materiale umano a disposizione in vista degli obiettivi di medio termine: l’Europeo 2028 in Regno Unito e Irlanda e il Mondiale 2030 tra Spagna, Portogallo e Marocco.

Per preparare questo blocco di gare, il commissario tecnico ha diramato una “maxi-lista” di 34 giocatori, una convocazione allargata che riflette la volontà di monitorare da vicino un numero ampio di profili prima di stringere il gruppo definitivo in vista delle prossime finestre internazionali. La scelta di allargare la base dei convocati è stata letta come un segnale di apertura verso il rinnovamento, in continuità con l’impostazione che lo stesso Mancini aveva già mostrato nel suo primo mandato.

Il modulo: torna il 4-3-3 come base tattica

Sul piano tattico, le prime indicazioni raccolte alla vigilia della sfida con il Belgio indicano il 4-3-3 come modulo di riferimento del nuovo corso, lo stesso sistema di gioco che aveva caratterizzato il ciclo vincente dell’Europeo 2021. Le proiezioni sulla probabile formazione per l’esordio contro i Diavoli Rossi disegnano un’Italia con Gianluigi Donnarumma in porta, protetto da una difesa a quattro composta da Giovanni Di Lorenzo, Manuel Locatelli o un centrale di piede internazionale, Alessandro Bastoni e Riccardo Calafiori sulla fascia sinistra. A centrocampo il terzetto indicato è formato da Nicolò Barella, un regista giovane e due mezzali di inserimento, mentre in attacco il tridente ipotizzato vede Vergara, Moise Kean e Giacomo Raspadori come riferimento offensivo.

Il dato più significativo di questa fase preparatoria, tuttavia, non riguarda tanto il modulo quanto i nomi che lo interpretano: diversi osservatori vicini alla Nazionale hanno sottolineato come la lista dei possibili titolari e delle riserve sia costruita attorno a un nucleo di calciatori giovani, molti dei quali provenienti dai settori giovanili dei principali club italiani o già affermati nei rispettivi campionati esteri.

La scossa Baldini: il modello Under 21 come laboratorio

Il titolo di questa fase di transizione, però, non riguarda solo Mancini. Nel racconto che sta accompagnando il rilancio della Nazionale maggiore, un ruolo centrale è attribuito a Silvio Baldini, il commissario tecnico dell’Under 21 che negli ultimi mesi ha imposto un metodo di lavoro riconoscibile: spazio al merito, meno protagonismo dei nomi già affermati e più fiducia nei giovani emergenti. È da questo approccio, applicato con continuità nel percorso della selezione giovanile, che origina l’idea di una “scossa” capace di contaminare anche il progetto della Nazionale maggiore.

Diversi calciatori dell’Under 21 di Baldini sono stati accostati a una possibile convocazione in prima squadra, tra cui Kayode, Doumbia, Vergara, Cissé, Samuel Inacio, Tresoldi, Romano e Palma. Non tutti, però, faranno immediatamente il salto: secondo le ricostruzioni circolate alla vigilia della lista dei 34, Mancini avrebbe valutato di lasciare fuori dalla maxi-lista il giovane Alphadjo Cissè proprio per non sottrarre a Baldini un elemento chiave del suo progetto Under 21, preferendo non interferire con la programmazione della selezione giovanile. Si tratta di un’indicazione non ufficiale, riportata dalla stampa sportiva italiana, e non di una comunicazione definitiva della Federazione: la composizione finale della rosa per le quattro gare di settembre-ottobre resta la fonte ufficiale di riferimento.

Questo scambio implicito tra le due panchine — la maggiore di Mancini e l’Under 21 di Baldini — è al centro della narrazione di rilancio del movimento azzurro: l’idea è che i giovani lanciati da Baldini nella selezione giovanile diventino, con gradualità, la base su cui Mancini costruisce la Nazionale A dei prossimi anni, evitando strappi che brucino prematuramente i percorsi di crescita individuale.

Una crisi lunga dodici anni: il contesto del ritorno di Mancini

Per comprendere il peso specifico di questo ritorno, occorre guardare ai numeri del declino recente della Nazionale. L’Italia non partecipa a una fase finale di Coppa del Mondo da dodici anni, un digiuno senza precedenti per un Paese quattro volte campione del mondo. In questo arco di tempo la panchina azzurra è passata attraverso cinque gestioni tecniche differenti — lo stesso Mancini nel suo primo mandato, poi Spalletti, Gattuso, Baldini in veste di traghettatore della prima squadra e infine di nuovo Mancini — un’instabilità che ha reso difficile costruire un progetto tecnico di lungo periodo.

Il 15° posto nel ranking FIFA, rilevato a metà settembre 2026, colloca l’Italia fuori dalla fascia delle grandi favorite internazionali, un dato che pesa anche nella composizione delle fasce di qualificazione per i prossimi tornei. È in questo contesto che si inserisce la scelta della Federazione di richiamare Mancini, un tecnico che conosce l’ambiente azzurro e che aveva già dimostrato, nel primo mandato, la capacità di costruire un gruppo coeso attorno a calciatori all’epoca poco conosciuti al grande pubblico internazionale.

Non è un caso che diversi report abbiano sottolineato come l’obiettivo dichiarato del nuovo corso non sia solo la qualificazione al Mondiale 2030, ma la ricostruzione di un’identità di gioco riconoscibile in vista già dell’Europeo 2028, che si giocherà nel Regno Unito e in Irlanda. Due appuntamenti che la dirigenza federale considera irrinunciabili dopo due cicli consecutivi senza la fase finale iridata.

Il debutto contro il Belgio: cosa dice il mercato delle previsioni

In attesa del fischio d’inizio di giovedì all’Olimpico, l’attenzione di stampa e tifosi resta concentrata sulla formazione che Mancini sceglierà per l’esordio. Il Belgio arriva a Roma con una generazione di giocatori esperti nei principali campionati europei, e la sfida rappresenta per l’Italia un banco di prova immediato per misurare lo stato di salute reale del progetto, ben oltre il risultato della singola partita.

Va segnalato che, su mercati previsionali che seguono anche altri ambiti sportivi e politici internazionali, la piattaforma Polymarket non riporta al momento contratti attivi specificamente dedicati all’esito di Italia-Belgio o al percorso della Nazionale in Nations League; i dati disponibili sulla piattaforma riguardano al momento altri eventi non collegati al calcio italiano, e non vengono quindi utilizzati in questo articolo per evitare di introdurre riferimenti fuori contesto.

Giocatori della Nazionale italiana in azione sotto le luci dello stadio durante una partita serale

I nomi nuovi: chi sono i giovani nel mirino di Mancini

Tra i profili emergenti più citati nelle ultime settimane figurano Kayode, terzino destro con esperienza internazionale nei club di club di alto livello, Doumbia, Vergara — accostato anche a un posto da titolare nel tridente offensivo — Cissé, Samuel Inacio, Tresoldi, Romano e Palma. Si tratta in larga parte di calciatori che hanno costruito il proprio percorso di crescita anche grazie al lavoro di Baldini con l’Under 21, la selezione che la Federazione considera oggi un vero e proprio laboratorio di talenti per la prima squadra.

Sul fronte dei calciatori di Serie A attualmente sotto i riflettori per rendimento nei rispettivi club, il contesto del campionato italiano resta un osservatorio utile per Mancini: penso, ad esempio, alle valutazioni tecniche che coinvolgono giocatori come Randal Kolo Muani, seguito con attenzione dagli ambienti di Juventus e Milan secondo quanto raccontato di recente da Spalletti, o le dinamiche di mercato che riguardano giovani attaccanti brasiliani come Endrick, finito nel mirino di Roma e Milan in vista della sessione di gennaio. Questi movimenti confermano quanto il campionato italiano resti un crocevia di interesse anche per i club stranieri, un contesto che si intreccia inevitabilmente con le scelte di convocazione del commissario tecnico.

Calendario e sede delle quattro gare di settembre-ottobre

DataPartitaSede
5 ottobre 2026Italia-TurchiaBologna
2 ottobre 2026Francia-ItaliaParigi
28 settembre 2026Turchia-ItaliaBursa
25 settembre 2026Italia-BelgioStadio Olimpico, Roma

Le reazioni nell’ambiente Serie A

Il richiamo di Mancini e l’impostazione giovane della lista dei 34 hanno riacceso il dibattito nell’ambiente del calcio italiano sul rapporto tra club e Nazionale, un tema che negli ultimi anni ha visto spesso contrapporsi le esigenze dei tecnici di Serie A e quelle del ct azzurro. In questo senso, il modello scelto da Mancini — dare fiducia a calciatori con minore esperienza internazionale ma già protagonisti nei rispettivi campionati — riprende una linea già sperimentata con successo nel primo mandato, quando l’allora ct aveva puntato su calciatori come Nicolò Barella e Federico Chiesa in una fase in cui non erano ancora considerati titolari indiscussi della Nazionale.

Nel frattempo, il campionato di Serie A prosegue con le proprie dinamiche settimanali, come dimostra il momento difficile vissuto da diverse squadre di vertice: a Bergamo e dintorni si parla ad esempio del cambio di casacca di Marten de Roon, passato dall’Atalanta alla Roma dopo 445 presenze in nerazzurro, mentre sul fronte panchine resta acceso il dibattito attorno alle difficoltà di alcuni allenatori di big italiane, con giudizi severi arrivati di recente anche nei confronti di Sérgio Conceição e del Milan da parte di ex protagonisti del calcio italiano come Paolo Di Canio, che ha criticato la gestione tecnica di alcune squadre di vertice del campionato.

Cosa succede ora: il banco di prova di ottobre

Le quattro partite in programma tra il 25 settembre e il 5 ottobre rappresenteranno il primo vero test per valutare la tenuta del progetto Mancini-bis. Al di là del risultato sportivo delle singole gare, gli osservatori si concentreranno su tre elementi principali: la conferma o meno del 4-3-3 come modulo stabile, il numero di giovani provenienti dal percorso Under 21 di Baldini che troveranno spazio effettivo in campo, e la capacità della nuova Italia di costruire un’identità di gioco riconoscibile già nelle prime uscite ufficiali.

La Federazione Italiana Giuoco Calcio non ha diffuso, al momento della pubblicazione di questo articolo, dichiarazioni ufficiali aggiuntive di Mancini oltre a quanto emerso nelle conferenze stampa di avvicinamento alla gara con il Belgio; per questo motivo, le indicazioni sulla probabile formazione e sui nomi in lizza per una maglia da titolare restano ipotesi giornalistiche basate sulle sessioni di allenamento pubbliche e non vanno considerate come scelte definitive fino alla comunicazione ufficiale della lista dei convocati per il match del 25 settembre.

Quel che è certo, alla vigilia della sfida con il Belgio, è che l’Italia riparte da una base diversa rispetto ai cicli precedenti: meno gerarchie consolidate, più spazio al merito sportivo, e un dialogo esplicito tra la Nazionale maggiore e il percorso di crescita dei giovani costruito da Baldini nell’Under 21. Sarà il campo, a partire da giovedì sera all’Olimpico, a dire se questa impostazione riuscirà a tradursi in risultati concreti nel cammino verso l’Europeo 2028 e il Mondiale 2030.

Sources

Photo: M.Sadegh Nikgostar, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

📷 Crediti fotografici — Hero: M.Sadegh Nikgostar · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons
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Marco Ferretti, LifeBogger author

Marco Ferretti

Ciao! Sono Marco Ferretti e scrivo per i lettori italiani di LifeBogger, raccontando l'infanzia e la biografia dei calciatori. Mi dedico a ricostruire le origini, la famiglia e i primi anni di carriera dei giocatori: le storie che vengono molto prima dei riflettori. Ogni campione ha un cortile, un oratorio o una strada da cui è partito.

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